La poesia viscerale, Versi

Viscerale XII – Istantanee

2 settembre 2013

'Viscerale XII - Istantanee' è una poesia pubblicata su 'Il tricheco psichedelico' e fa parte della serie 'La poesia viscerale'.

Polvere sul foglio

ed un verso spezzato

che non terminerà.

Come molte vite

un vuoto nelle tue espressioni

sorrisi finti volutamente spenti

e il cazzo in mano al buio.

 

La città ha le sue luci

ben piantate nel terreno

ma tu hai mai chiesto a tuo padre che film di Renoir avrebbe piacere a guardare con te?

Hai mai chiesto alcunché a tuo padre?

 

Ti porterò con me ma rimani distante

mentre osservo

noi

distruggere tutto

bevendo solo pioggia in religioso silenzio.

 

Veloce, vai sempre più veloce

un uomo non guarda indietro la propria ombra

non la degna di importanza;

abbandonata

ti lacererà l’anima

e sentirai il profumo della libertà.

 

Quel fiore s’aprirà presto

iniziando a morire

sfiorando l’eternità:

stupendo.

 

Calda e rosea la tua carne

quel tuo odore che

vola

inebria

e sfonda le mie tempie.

 

Si sfalda il terreno sotto i miei passi

scappare è tornare ma senza sapere bene dove

è il tramonto dell’alba

il flebile pugno della malinconia

nello stomaco dopo aver bevuto fino a svenire.

 

Io sbuffo per noia

e i tuoi seni s’inturgidiscono

ma la scambi per passione.

 

È mio nonno che sussurra ti voglio bene

nient’altro conterà mai di più,

è quell’infinito che tutti cerchiamo.

 

Quel cielo che piscia d’estate

mette angoscia e supplica pietà

ma nessuno comprende bene

quanta tristezza dietro vi si celi.

Aspettiamo solo che sbuchi il sole

per far finta d’essere felici tutti.

 

Come ti possedevo io non lo faceva nessuno

dicevi mentre m’abbandonavi

e ridendo compresi.

 

Benzene e ibuprofene

limonata ed una cola ghiacciata

un po’ di scotch per gradire

e quella dose giusta di amore per morire.

 

Non sono più i tempi per la psichedelia

non son più tempi per me

forse neppure son più tempi

siamo nel post-vita.

 

Avremo un figlio

e lo chiameremo Poesia.

 

Quelli erano i tempi dove dormivamo coi pensieri intrecciati

i tempi della speranza

dove sognare era vivere

e di speranza mangiavamo solo aria buona.

Oggi sono i tempi del timore

incertezza del sapere se un giorno

vivere sognando ci sarà permesso ancora solo una volta.

 

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