Versi

Soju escalation

23 agosto 2012

Combé.

Chiama il neon assordante nei tuoi timpani,

un mostro nella testa ti divora quel che resta della milza

salivazione è metà del resto della tua vita,

assaporati a poco a poco

sta scritto sulla porta di un bordello.

Accecato nel buio di incubo

sfatto

falso

e casto.

 

Combé.

Squilla la memoria che ti appanna la vista

sul chi eri ti sei posto sul chi va là

avanti a te sgorga il cielo che vende stelle alle puttane.

Abbi coraggio di provare gioia

mentre ti accarezzi volgarmente.

Accanto ti sospirano i taxi come squallide sveltine

negli anni 50 ancora in bianco e nero.

Credimi

che Dio mi fotta!

 

Combé.

Mormora l’asfalto di Seoul

ridacchia il vento alle tue spalle

quando la camicia havana ti s’impregna del sudore;

pensi amaro e bestemmia il cuore.

Tutto ansima se ci rifletti bene,

un flash che t’immortala

è il tuo epitaffio.

Dice un vecchio che si regge sul bastone

che non vuol esser ricordato;

saggio,

saggio figlio di puttana.

 

Combé.

Hai mai visto i fuochi d’artificio?

Non puoi mentire, lo sai che non è vero,

eri solo e stanco nell’angolino del tuo nirvana

a scrivere sui muri

i numeri della cabala che s’intrecciavano con i suoi maledetti seni.

Nulla appare una buona idea quando bevi poco,

noiosa sobrietà,

che scola il sangue dell’umanità dalle proprie viscere.

Nullità!

Fa solo rima con banalità.

 

Combé.

Rabbia mi freme nelle tempie

perché mi guardi fatiscente notte illuminata dalle insegne colorate?

Vago storto, sporco dentro

un grasso Buddha sdraiato sulla roccia

giudica coi suoi occhi fissi e spenti,

vorrei piangere lacrime di coccodrillo

ma a chi beve questo non pare esser concesso.

Mea culpa, mea culpa.

L’anima sviene

una morsa si aggrappa alla gola,

il cazzo ti gonfia i pantaloni,

hai riscoperto l’ego mio amico,

non te ne vanti

che già te ne sei pentito.

 

Combé.

Sposami, sposami stato di euforia!

Sventrami la mente

mentre pulsano i disagi

i timori e gli enfisemi notturni.

Respiro forte per ricordare al mondo

che anche sfatto io ci sono,

esisto ne son convinto!

Tutto il paese grida e mi scatto una foto

mi immortalo nella bara di una Polaroid,

soffio, soffio via quegl’ultimi attimi

cadendo all’indietro

cullato da sentimentale desiderio

pregando per un artificioso lieto fine.

 

Combé.

Vorrei contare quanti miei soffi stanno sulla tua schiena,

assaporare la tua carne bruciare a contatto con la mia

ricordare mentre ci si trasforma in un domani.

Le dita che lievi abbracciano le labbra

gli occhi che sfiorano l’amplesso.

È sognare il confine tra la morte e la vita

nel buio della tua mente

sei il mio angelo salvatore.

Per una notte sola voglio credere ai miracoli.

 

Combé.

Luci assordanti.

 

Combé.

Vivo nel vortice,

felice.

 

Combé.

Cos’è la felicità

se non idiosincrasia?

 

Combé.

Partire ed arrivare

in un solo attimo,

un po’ tenebroso.

 

Combé.

Tutto diviene più confuso:

quelle voci

dove sono

e dove vado.

Poi mi scorgo in uno specchio,

sembro io.

 

Ma non lo sono.

Alla tua salute chiunque tu sia,

amabile tricheco.

 

Combé.

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