Versi

Sento\\re

26 marzo 2018

Lo sentivo il crepare della riva
l’onda amara
respirava ancora
e su di noi piovevan sole e crepitii
di solitudini
stantie come puttane ad aspettare
che il vento freddo lasci il funerale
perché sto tornando a casa, malinconia
a casa mia
tu chiedevi e volevi sapere
con gli occhi stretti come un cappio in gola
ma io ho il sentore
non puoi capirlo
ho quel sentore spento amaro fresco e smunto
ho quella voce nelle gengive
dentro al sangue
ficcato fin sopra alla più minuscola parte dei mie dannati occhi neri
ho quel pensiero
che in quella conchiglia che tiri su
e da cui togli e spogli e soffi via granelli soffusi di sabbia
che derubi della sua verginità tenendola in mano
prendendola con te
mentre sorridi e il cielo gode
quando tutto risplende e la luce annebbia i nostri sguardi che si trovan senza cercarsi
allora
solo allora
mi rabbuio
e a casa trovo solo quel sentore
che a morire in quella cazzo di conchiglia
in quella fottuta vagina vorticosa del suo animo
nel suo ventre
non ci possa esser io.

Io mi ritrovo col sentore
il buio
e questo me.

Senza conchiglia
senza te.

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