Versi

Passa l’infanzia

16 settembre 2012

Parlava mio padre

ma nessuno ascoltava;

i piedi a penzoloni si scioglievano

lenta e ansimante passava l’estate

mentre mi contavo le dita delle mani.

Era lo stupore di scoprire,

amare voleva dire aprire quei piccoli occhi scuri

e vendersi al raggiare dei miei già stanchi sogni.

Mordevo le labbra tenui

e annerivo i denti a furia dei sorrisi,

costava poco viver felice.

 

Poi un giorno nella mano di mia nonna

trovai una stella che il mare aveva abbandonato,

anche le cose più belle venivano lasciate

i sogni smarriti

i vetri che prima risplendevano si sporcavano

e mai più lasciavano la luce entrare.

 

Io crebbi,

e mi stancai di farlo.

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  • Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  • Mi piace molto. Mi piace il contrasto tra alcune immagini serene dell’infanzia variegate però con lampi della consapevolezza adulta, come fossero quasi dei presagi. Davvero bella e il verso finale…è grandioso.
    ciao

    • Ti ringrazio, effettivamente è forse la sensazione che sto scoprendo pian piano in questa fase della mia vita.
      Ci si incammina nell’età adulta, si cambia molto, sperando solo di non spegnersi.

      A presto
      Spud

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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