Versi

La solitudine di tetti e camini

4 ottobre 2010

Mi annido su camini di città inseminate

sazio del vuoto viscerale dei tetti

che si allungano per corteggiare la palla gialla,

morente oggi ancora.

Proteggo i miei sguardi dagl’effervescenti colori

che abbaglierebbero i miei dolori

da far sanguinare i miei pianti.

Morirei come l’amplesso del tramonto.

Spingo i sospiri oltre il secchio delle mie lacrime,

in ricerca di compagnia invio errante la mia voce,

lascio le mani accarezzarmi le cosce

e arrotolo la mia solitudine nelle tasche strette del mio jeans.

Oggi si, mi nutro dell’odore di voi persone

anche se sordo del mio profumo.

Chiudo gli occhi e ascolto ancora,

un’ultima volta e per sempre i camini fumanti.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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