Versi

Fuggi da quei giorni

19 settembre 2012

Spremevano le nere nuvole quel tanto che bastava

si inumidiva la mia mia fronte

steso a terra mi ero arreso.

Temevo parlare

e nudo mi vergognavo,

in balia del vuoto

ero un ritratto

e il mondo spettatore,

peccato per quella svelta pennellata

peccato per la disgrazia,

disinibita fessura tra le idee

mi venne voglia di morire.

 

Sgraziato il corso delle ore

dava sfogo alla libido

venerando giocondi feticci

sfuggendo al tocco delle mie affusolate dita

spariva dietro l’angolo che ognuno teme,

nel ventre del mostro

che in grembo noi si tiene,

in silenzio

all’oscuro dagli altri.

 

Pianse cigolando la porta,

promettendo di fingere ancora

sollevai gli occhi neri,

e fuggii via.

Ancora.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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