Versi

Blue

19 febbraio 2018

L’amaro che sento in gola
al mattino
su un cristo di comodino il fiato spento
l’illusione, il gelo, la camicia sbottonata.
È tutta frode
come l’aria e di bugie stantie
dentro crepo
stanco morto
lo sguardo corto si spezza intorno
ma in che teatro vive
chi il protagonista uccide?

Ma te la do a bere?
Ma me lo do del bene?
Ho aperto il vuoto
sì quel vaso scuro
dal fondo vasto
casto il suono che lieve
e solo lieve pare essere
non ricordo i nomi
i sentimenti, quei colori a cavalcioni
non ricordo nulla
se non del nero tra i tuoi occhi e queste vene
respiro forte
si fotta tutto
respiriamo insieme questo odore di morte
dai
scoprimi sveglio mentre ti sporchi gli occhi
e magari piangi
e magari neppure sai piangere
ma dimmi almeno perché mi chiedo il perché
perché ti preoccupi di me
che sono lì
a due passi da te
a quei pochi passi da me
fin quando nessuno dei due prenderà l’altro
mancando il tocco di queste mani intrecciate
in questo letto
che forse profumerà di te anche domani
dici che vuoi sentirmi il cuore
il battito fra l’indice e l’orizzonte
sono
soltanto
silenzio
che mi fa male
come notte
come botte sulle gote
fa freddo a Bologna sulle tue
ti sistemo la sciarpa intorno all’anima
così stracci gli occhi e ne fai versi
con me
che sono
soltanto greve vuoto.

La parata arriva
baby
che ne son fiero se perirò
sì dai, quest’abbandono incontrerò
oggi, domani, ancora poi
è di me che si tratta
è del blu
dell’amaro
e degli insipidi versi dedicati
senza firma
come omicidi senza mandanti
come il vivere senza pianti
come me senza rimpianti.

Che si apra la fine
soltanto a mie parole
sterco infame che mi rendo conto solo oggi
facevo finta di ignorare.
Ma tutto ovunque è così
secco
l’amaro in bocca
quando decido d’andar via.

Sento poco
già lontano
sento male
e non la voce ma
io
mi sento male.

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