Versi

Bianco

22 gennaio 2018

Bianco è una poesia sul sesso

Sua santità
un nichilismo assordante
affonda la carne
la notte
le sue luci vergini
smielati ripensamenti dell’esistenza
i piccoli passi storti
i tetti di rame da cui cola la condensa dei vetri ingialliti
le sevizie immaginate
le parole pensate umiliate
le portiere che sbattono e spezzano il silenzio
la morte che albeggerebbe solo se volesse
incastrato
le vertigini
cadere dal fondo di un ventre nero
spargersi in mille piccoli lapilli
ansimare
l’altarino con la Madonna e le candele rosse
la paura, il demonio e la nebbia attorno al cuore
serpente con occhi neri
frastuono di tenerezza
il sonno
il madido umore
la calma del tempo che mi imprigionava
il bianco dentro
fantasmi che sussurrano versi moribondi
l’orecchio cieco, il cancro dentro
quel vuoto pieno che a parole non renderebbe
fottersi
le preghiere da lontano delle vecchie al risveglio
i vetri rotti a piedi scalzi
le paure come muri
vi si infrangono i corpi ed il vapore
il cazzo
le sue parole che suonan come cantilena
la poesia nel bianco, nel fango, nel caldo
morire appena per poi tornare a respirare appena
venire
spremersi sguardi addosso
lasciarli asciugare sulla pelle
stridono i denti
labbra che non sanno serrarsi
hey ti tremano le cosce
il bianco fuori.

Io
sto morendo
portatemi in ospedale.

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