Versi

Abaco

15 settembre 2010

Sguscio noci sul tappeto

e sporco le scritte luminose che indosso come copricapo.

La città non fa per me,

mi aspira e mi starnutisce via quando si ammala.

Esco dalle scatole dove mi deposito

e mi cospargo di nuvole le guance.

Mi taglierò la barba per darmi una ragione

e i tuoi sguardi addolciranno i miei rossori.

Starò seduto sul serpente in cima al colle

fisserò i portici toccarsi in danze sessuali.

La mia masturbazione avrà il suo lieto fine

sguainerò la spada contro damigella solitudine.

E solo quando getterò l’ancora

saprò che il mio porto starà bruciando d’infamia,

salperò verso i confini più scuri che potrò intravedere,

sin da bambino amavo il nulla, e sapevo che il nulla sarebbe stato.

Ave a te, o fine.

Narrerò di cose gialle e di altre verdi

che solo queste pupille sapranno mangiare.

Capirò io domani. Capirete voi il giorno dopo.

Mi scuso e mi perdono.

Faccio da me e perdo a questo vostro gioco.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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