La sconvolgente banale vita di Spud Krasnapolsky, Prosa, Storie da bancone

Una donna & uno scotch

29 luglio 2011

«Cosa devo fare per avere un drink in questo bar?» sbottò Spud.

«Mi scusi signore, le verso subito un doppio scotch, offre la casa signore» disse il barista sorridacchiando come un cane bastonato mentre lucidava un bicchiere in mano «Mi deve perdonare signore, c’é molta gente questa sera, ci sono molte signore attraenti se le può interessare, vede proprio dietro di lei al terzo tavolo c’è una bella signora che è lì sola da un paio d’ore, credo che cerchi compagnia, se le può interessare signore.»

Feci cenno d’aver inteso e mi dissetai un po’ il malumore, il mio dottore diceva che ero depresso per il troppo bere, ma io non ero depresso, ero sono di malumore, maledetto camice bianco, inutile spreco si sperma, gli avevo lasciato anche parecchi soldi l’ultima volta, pescecane che non era altro. Comunque mi girai per osservare la signora e mi immaginai su una decappottabile rossa fiammante scorrazzare con “Born to be wild” sulle curve di quelle gambe favolose che partivano dal pavimento per raggiungere il paradiso. Dovetti fischiettare credo, mi aggiustai il cappello e mi alzai. Dio quest’anno ero stato buono, mi meritavo quel paradiso, pensai strizzando l’occhio al soffitto.

«Trovo disdicevole che un uomo possa interessarsi ad una donna solo per due belle gambe e le dirò di più, io sono venuto fin qui alzando il mio sedere da quella sedia solo per poterle ammirare più da vicino perché io non sono certo un buon esempio di uomo, insomma uno di quelli disdicevoli, uno di quelli che però è sempre ben intenzionato a cambiare, se lei mi concederà di sedermi al suo tavolo.»

Mi guardò ed arricciò le labbra distogliendo lo sguardo lanciando le lunghissime ciglia a lato, poi disse con voce lieve:«Io trovo disdicevole conversare senza nulla con cui rallegrarsi la gola, le piace la poesia?». Rimasi qualche istante in silenzio con gli occhi in basso poi dissi«Di poesia non so nulla, ma sul bere capisco qualcosa».

Ci guardammo per attimi interi dosando le parole tra un sorso ed un altro, davamo un peso a ciò che dicevamo e non ridemmo mai, questo mi sembrò davvero strano.

Finimmo nudi a segnarci i ricordi vicendevolmente e non riuscii più a dimenticarmi di lei, che sparì lasciando poche parole, ben dosate, dopo un drink.

«Una notte. L’eternità. Non ci avevo mai creduto, fin ora. Firmato Ela.»

Il mio strizzacervelli lo chiama amore e ci guadagna solo il mio barista.

«Uno scotch, solo un ultimo…»

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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