La sconvolgente banale vita di Spud Krasnapolsky, Prosa

Un lampione ogni secondo

7 agosto 2011

L’autostrada segnava l’ora. Un lampione ogni secondo, preciso ed infinito. Un viaggio che ti metteva le catene impedendoti di sentirti libero, inseguito da quel tic tac tanto innocuo per alcuni quanto angustiante per altri.

Spud era uno dei primi, uno di quelli sempre inseguiti da qualcosa e per questo sempre in fuga verso qualcos’altro. Chiamarla vita stonerebbe e non poco. Si svegliava passandosi la mano fresca sul viso e stropicciandosi il volto quasi potesse cambiare aspetto e ricominciare tutto dall’inizio, poi spalancava gli occhi e serrando le labbra dava un colpo all’acceleratore. Erano un paio d’ore che andava avanti così, tutto faceva pensare che non sarebbe andato avanti per molto, per quanto fosse un tipo tosto, non un duro solo uno di quelli tosti.

Teneva la radio spenta per sentire i cigolii della sua vecchia teutonica, rabbiosa ed orgogliosa, come lui, le ultime corse di una vecchiaia mal accettata e qualche carezza sul volante, era un amore anch’esso che durava da un decennio.

Sul sedile posteriore l’unico bagaglio di Spud, una borsa di pelle marroncina, come quella di un medico regalo di suo padre dopo i suoi studi, anche se in realtà non esercitò mai la professione preferendo smarrirsi nelle oppierie nei vicoli vicino al porto, col lontano rumore delle onde tanto per riuscire a dormire cullato dal suo vizio.

E fuori continuavano ridicoli i lampioni, senza sapere nulla di quella macchina che sfrecciava via dalla loro luce.

Anche io lo persi di vista, ci incontrammo solo qualche minuto mentre facevamo benzina poi ognuno prese la sua strada anche se tutt’oggi dopo anni ancora mi chiedo da cosa fuggisse e a volte stento a dormire facendomi domande sul quel tipo. So solo che ripresi la strada, dovevo lavorare e tutto mi sembrava così inutile in confronto alla sua causa.

Alzai la radio per non dover pensare ed i lampioni continuarono a giocare col tempo.

Spud era corso via, ormai.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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