Prosa, Storie da bancone

Un drink per pensare ed uno per dimenticare

19 novembre 2010

«Versami barista un white russian, con ghiaccio e che sia cattivo, devo parlare e da sobrio non me la sento di affrontare certe discussioni. Su su, che sennò ci muoio qui al bancone. Questa notte deve solo passare ed in fretta, ho le palpebre che cadono giù suicidandosi a terra, non c’è nulla da vedere.. già, è buio perché.. cazzo è notte non so se mi spiego. Eppure non vedo un motivo valido per dormire, almeno fin quando non avrò digerito il mio spuntino di pane, burro e marmellata di insonnia. Si è chiaro, è veleno ma sono un condannato a morte e la mia pena è di sopportare questa banalità che spargete dalle finestre, avrò pur diritto ad un ultimo desiderio?»

«Hei barista, posso chiamarti Herbert? Bah fa nulla, lascia perdere, fai bene a tacere e non darmi troppo peso, piuttosto butta giù 3 o 4 dita di malto! Sai Herb non credo che un bicchiere vuoto abbia un senso, mi rattristo a vederli così nudi che devo perciò riempirli. Perché si gioca a scacchi? Dannazione sono pieno di domande alle quali non posso dar risposte senza le quali non credo di poter dormire. Sai dovrei farmi leggere la mano, ho bisogno di farmi due belle risate, è passato parecchio dall’ultima risata gustosa.»

«Ti dico una cosa amico mio, il modo migliore per chiudere la propria infernale commedia serale è un bel negroni. Mi farà passare la voglia di continuare un’insulsa nottata come questa, non so se hai notato ma gli sgabelli ai miei fianchi sono rimasti sempre vuoti, e domani invece mi rimarrà impresso sulla fronte come un titolo di giornale. Io sono un nostalgico che vende i propri ricordi a prezzi scontati in un baracchino fuori città, sarò sempre in guerra con me stesso e la cosa che mi angustia maggiormente è che non potrò mai finire la collezione di francobolli che avevo proprio intenzione di iniziare domani. Gioco a tris con gli arachidi, non ti dispiace vero? Merda ho perso da solo, ancora. Merda.»

«Signore?»

«Dimmi Herb?»

«Non mi chiamo Herbert, il mio nome è Fill signore.»

«Dimmi Fill.»

«Ha bevuto parecchio signore, le chiamo un taxi?»

«Si Fill, basta che il tizio che guida si chiami Herbert, di tutto il resto non mi frega nulla.»

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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