Prosa

Tutto zen

13 aprile 2016

'Tutto zen' è un racconto breve pubblicato su Il tricheco psichedelico

“..Everything zen..” cantava Gavin Rossdale con la sua voce densa di emotività.

06:45 

Suona la sveglia e Shànghǎi sbotta tutta su con i suoi grattacieli arroganti.

‘Svegliati merda’ sono le prime parole che posso vedere sul display del cellulare. È il mio buongiorno, il nome che ho dato alla mia sveglia, la mia prima dose d’incoscienza. Fuori le luci del cantieri brillano di luce propria e sento i vecchi sputacchiare sui marciapiedi a 200 metri da me. Rigetto la testa sotto il cuscino e prego. Mi rivolgo a Dio, confidando che ci caschi nella mia truffa e nelle bugie che oso raccontargli.

– Ti prego – so dirlo bene ma guarda caso non nessuno risponde. Sono costretto a gettar fuori uno sguardo al resto della mia stanza. Lo zaino è già in ordine sulla sedia pronto per l’ufficio, i calzini puliti sono piegati uno sopra l’altro assieme ad un paio di mutande nere, entrambi appoggiati sulla scrivania a portata di mano. Sul comodino il cellulare continua a vibrare per quella sveglia maledetta, ‘Svegliati merda’ continua a blaterare mentre urta contro una lattina di Asahi mezza piena appollaiata sul bordo del mobile. È così in bilico che ogni mio respiro la farebbe cadere e ogni vibrazione incrementa le possibilità che si rovesci sulle mie scarpe sporche di fango. Dei jeans larghi e una camicia sudata sono ancora sul piumino proprio sopra di me. Quando il mio piede destro scorre sul materasso graffia i miei timpani come un suono di dolci mani che delicatamente percorrono la mia schiena. Non mi sente nessuno mentre tossisco ammutolito dal cotone del cuscino e quando rialzo la mia testa la mia stupida faccia è ancora lì ritirandosi fra i tessuti.

Un sorso d’acqua e due di Asahi. È il collutorio degli dei dritto in gola. Fra nubi di pensieri e l’asma cronico di Pǔdōng le tende bollenti non sanno neppure nascondermi dal sole quando le apro e il bagliore mi illumina il cazzo duro in tiro. Non indosso le mutande, e mi pare di non ricordarne il motivo. Sento il suono del mio xiǎo dìdi sbattere sul vetro mentre sorrido ai grattacieli di fronte. Toc toc sordi a ritmo, il freddo del vetro sveglia il bollore che ho di sotto, il vetro freddo mostra il mio volto scarno e verde, il vetro freddo s’appanna ad ogni onda d’aria che getto dalle narici. E lì, fra quella tela di vapore, il mio sorriso è eternamente mortale implodendo in sé stesso come una galassia del cazzo. ‘Svegliati merda’ che forse il tuo sorriso è solamente incastrato dritto in una galassia.

07:00 

Ho un box doccia 2×2. Ci potresti fare un’orgia BBW dentro e al solo pensiero vomito i due sorsi di Asahi del risveglio. Ho l’acqua bollente che mi batte dritta sulla base del collo mentre la testa s’appoggia alle maioliche grigie.

– Dove finisce tutta quest’acqua che cade giù dal 31esimo piano? – fisso quel buco in cui i miei odori vanno a finire. Gocce d’inferno battono sulle mie spalle e cadono sui miei piedi mentre respiro a bocca aperta, gli occhi fradici e rossi diluviano fra pianto e l’acqua corrente mentre coi palmi irrigiditi saggio il muro. Sanguino anche oggi, quantomeno ho la prova di essere vivo. Perdo anche sangue dal naso e mischio il bianco del bagnoschiuma al cocco col vermiglio del mio dna. La mia doccia mattutina è un’opera d’arte alla Kandiskij.

07:45 

Chiudo l’ultimo bottone della camicia, infilo la giacca, indosso i Persol tartarugati, svuoto il resto della Asahi. Chiudo la porta, premo un bottone, poi un altro, poi esco quando ancora l’usciere si sta sistemando la cinta e si sbriga ad aprirmi la porta con la camicia che esce dalla patta dei pantaloni. Gli manca una scarpa, la sinistra. Sorpasso la sua ombra e sono fuori.

08:00 

Tutto è uguale, ma in fondo lo spettacolo deve andare avanti.

“..Everything zen..” cantava Gavin Rossdale con la sua voce densa di emotività. “..Everything zen, I don’t think so..” poi urlava.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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