La sconvolgente banale vita di Spud Krasnapolsky, Prosa

Spud & l’oroscopo

8 novembre 2011

Spud era uno di quelli che seguiva i suoi periodi fisiologici. Un giorno era scintoista ed il successivo si appassionava ai b-movies sui vampiri; ricordo anche quando, nel suo periodo cartesiano scrisse un manuale sulla ricerca della ghiandola pineale. Per un buon periodo, qualche anno fa, tra un inverno che stentava codardo ed una primavera che profumava troppo e mi rese allergico alla rugiada mattutina ma che in seguito e con lo sguardo cinico del piccolo afono bambino che è rimasto in me si sarebbe dimostrata generosa nei suoi doni, Spud si interessò solamente di oroscopi. Tutta le sue giornate e per la foga in cui si cimentò nella faccenda posso dire un significativo pezzo della sua vita, vennero definite, razziate, usurpate, saccheggiate, organizzate, stuprate e alla lunga scolorite da pianeti che chissà come e per quale affannoso motivo si posizionavano nell’etere ad oziare. Solo se riusciva ad entrare nelle grazie di Venere tentava di esplodere i suoi istinti sessuali che terminavano in cerimonie pagane, sature di rabbia accumulata e che secondo le teorie di Spud, vecchio lupo di mare negli oceani dei castelli teorici, avrebbe in qualche modo riordinato il flusso di tutte le cose in tutti i mondi. Parlava poco in quei giorni dove il suo asse sembrava essere poco incline, rispecchiando modelli che ci spiegava importantissimi negli umori e nelle inclinazioni delle persone. La verginità esisteva perché milioni di anni luce più a destra qualche scia di meteoriti rendeva i pianeti più effeminati meno propensi ad implodere in orge cosmiche? Era quello che ci si chiedeva dopo le lezioni cui assistevamo, vere e proprie spiegazioni metafisiche in un mélange asfissiaco di religione, astronomia, oroscopi e kamasutra. Difficile stare dietro ad una testa come quella di Spud perché sapevamo bene che il giorno dopo avrebbe concluso la sua vita da astrologo mettendo semplicemente un punto in mezzo ad una frase ed abbandonando tutto lasciando le cose galleggiare ferme nel vuoto come in una foto, una polaroid sul cui bordo bianco una semplice didascalia catalogatoria.. Vedere sotto la voce oroscopo nell’immenso scaffale della vita di Spud. Eppure rimanevamo ore e ore seduti a terra, sotto i sublimi portici dell’Accademia delle belle arti a sentire le teorie secondo cui coloro del segno dei gemelli fossero meno propensi a leggere Aristofane oppure che le adolescenti tra i 14 e 17 anni del segno dell’ariete avessero per natura caviglie più mascoline a causa della particolare attrazione che i loro corpi ricevevano dalle lune di Giove. Ed intanto passava uno spinello, per molti bastava a giustificare le lezioni del maestro.

Nessuno. Sul serio, nessuno si pose mai la domanda se qualunque di quelle teorie azzardate avesse anche una piccola e misera giustificazione scientifica, per noi credere alle parole di Spud rimaneva l’ultimo scoglio di giovinezza prima di perderci per sempre tra gli azzardi della vita adulta, senza aver remore nel credere all’incredibile. L’ultimo brivido prima della noia che temevamo ci avrebbe colti di sorpresa, prima della stanca e flebile estate e dell’ora della siesta. Prima di iniziare a parlare di “ciò che è” invece del nostro solito e tanto lirico “ciò che dovrebbe essere”. L’ultimo sospiro affannato prima di una piena boccata d’aria rassicurante, ma per noi teneri figli delle illusioni, così grossolana. Prima che giungesse il domani in cui Spud iniziasse una nuova fase, prima che il suo unico interesse diventasse tosare il suo giardino dal pedigree raffinato.

Prima di accorgercene ci allontanammo col ticchettio delle ore nelle orecchie e passò poco tempo prima che ci perdemmo di vista. Eravamo cresciuti e nessuno ci aveva avvisato che così sarebbe andata.

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