La sconvolgente banale vita di Spud Krasnapolsky, Prosa

Sorrisi impregnati nei muri

21 maggio 2011

L’evidenza prendeva corpo e tendeva a manifestarsi ovunque. Si era appropriata della casa condensandosi sulle superfici dei muri, c’era e lui lo sapeva, provava solo a far finta di nulla. Questo doveva passare nella mente di Spud girovagando frettolosamente tra le stanze, la sua agitazione stava rovinando la decadente carta da parati che per la corrente provocata da tutto questo camminare si lasciava cadere giù, tanto aveva fatto il suo tempo, andava comunque cambiata e un giorno l’avrebbe fatto, un giorno lontano probabilmente. Ora c’era da affrontare l’evidenza. Fosse stato solo un pensiero, ma qui si trattava di evidenza, quella fottuta condensa era diventata un mostro, una macchia di muffa nera che pur non volendoci far caso ti si appiccicava in mente.

Spud aveva già affrontato l’evidenza altre volte, inutile dire che aveva perso sempre, non è una cosa che puoi battere l’evidenza, perché essa può esistere o non esistere, non può far altro e se esiste, ha vinto, perché è lì, col tuo whisky tra le mani ad attenderti sulla tua poltrona quando tornerai a casa.

Sarà stato per questo che Spud non volesse uscire di casa per poi tornare e trovare un fottuto cancro a fottersi il suo whisky, e come poterlo biasimare poi, chiunque l’avrebbe fatto.

Tuttavia la casa era ormai pregna. La muffa era ovunque. I segni sarebbero rimasti sul muro per sempre, oltrepassando le foto della sua amata sorridente che stavano lì appesi con sarcasmo; perché il problema erano proprio quei sorrisi, mummificati nel passato di quelle foto, rimasti imprigionati lì senza poterne uscire, bloccati nei ricordi che ora tagliavano in due la testa di Spud che pur volendo, pur impegnandosi non conosceva la formula magica per resuscitare i sorrisi, erano come morti tornati in vita a tormentarlo e la sua casa si stava pian piano tramutando in un cimitero, un cimitero di sorrisi.

I muri invece, loro si che sorridevano a denti stretti, la muffa ritraeva l’evidenza di un sorriso uscito a comprare le sigarette mentre Spud lo aspettava impaziente seduto sulla poltrona bevendo il suo solito bicchiere di whisky aspettando di essere pronto a pronunciare la parola fine senza che questa si bloccasse in mezzo alla gola.

In ogni schizzo di qualche pittore nei vicoli della città potrete trovare questa storia, negli scatti violenti di una matita e con la muffa vomitata e tamponata ad acquerelli, per impregnare il foglio, come un cancro.

Spud è sempre lì nel mezzo, poco delineato, un’ombra scura nell’ombra ancor più scura. Non si vede ma stando bene in silenzio lo si potrà sentire sussurrare:”Questa è la fine”.

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