Dicono tutti di essere Albert Serchowski, Prosa

Salatini, Comintern e filippine

20 luglio 2013

'Salatini, Comintern e filippine' è un racconto breve pubblicato su 'Il tricheco psichedelico'

Lo faccio accomodare sorridendogli cinicamente e mi intrufolo in cucina per prendere dal frigo un paio di cola ghiacciate. C’è davvero puzza di marcio qui, si proprio qui da qualche parte, secondo me devono essere i ripiani – ci penso su -, però non mi pare il caso, o meglio non credo proprio che si possa continuare così, dannazione devo trovarmi una brava donna che mi voglia bene e perché no che mi pulisca questi ripiani; che c’è di male? Le vorrei bene, ci mancherebbe, e non le farei mancare nulla, in fondo basta che mi pulisca questi ripiani, mi pare semplice. Uhhh e quello deve essere il sandwich al tonno che non trovavo mercoledì scorso, uhhhh e quella deve essere, merda io la odio la muffa. Così è troppo. Domani, si domani la donna, certo; oppure una domestica ma perché non ci ho pensato prima cazzo, e i soldi poi? Non è un problema qui parliamo di salute, cazzo ma lo sai quanta gente ci muore ogni anno in casa senza che nessuno se ne accorga solo per lo sporco, cazzo saranno migliaia di poveracci che muoiono dimenticati da Dio in mezzo a della fottuta muffa. È roba da pazzi! Si, così è deciso, domani chiamo una filippina, tanto quelle prendono poco, si è così. No aspetta ma che dico, non ho un buco di euro io, non posso neppure bermi l’acqua dalle fontane tanto sono al verde e per di più mi stanno tutti col fiato sul collo; ma ti pare che sono indebitato con tutta la compagnia e poi mi faccio la domestica? Cazzo però, mia mamma ne sarebbe felice, me lo diceva che un giorno sarei diventato qualcuno, uno ricco e potente e che avrei avuto dozzine di domestici nella mia villa. Lei me lo assicurava, bugiarda. No, no, non va; non si può. È solo questione di forza di volontà, me la pulirò da solo e che nessuno ci rida sopra perché così sarà: è deciso. Parola mia, e così è deciso: così sarà.

Ricordo che in quel cassetto avevo dei salatini, dove li ho ficcati? O li ho mangiati? È che non ricordo ma forse ero sbronzo, piuttosto possibile. No, qui mi hanno derubato! È chiaro che qualcuno è entrato in casa mia – figlio di puttana – e mi ha rubato i salatini, cane di un ladro!

«Un secondo e sono da lei!» stronzo di un coglione ben vestito, la cravatta te la ficco tu sai ben dove.

Qui c`è da risolvere questo mistero dei salatini, ne avevo una coppa proprio qui, ahhhhh dovrei chiamare gli sbirri, loro sapranno cosa fare; no ma aspetta quelli sono incapaci si sa, non saprebbero neppure pisciare senza bagnarsi i pantaloni. E poi non si può, è la mia cucina ed è piena di mie impronte, se pensassero fossi stato io? Non posso rischiare, sono fottuto: qualcuno mi ha incastrato. Cazzo si, qualcuno mi ha incastrato. Capite? I-N-C-A-S-T-R-A-T-O!!! Credo, anzi sono vicino all’esserci certo che il vicino c’entri qualcosa forse per quella storia del latte che non gli ho mai restituito, per del fottuto latte marcio! Quel diavolo d’un pelato si permette di entrare in casa mia per del maledetto latte rancido, non mi par vero: questa è effrazione! Parliamo di roba seria, tutta la nostra società si fonda su alcuni principi, ciò che è mio è mio e tu non mi devi rompere le palle, non puoi prestarmi del latte e poi entrate in casa mia – nella mia cazzo di casa! – e permetterti di rubarmi i miei cazzo di salatini, era una coppa intera! E c’erano anche i mini-pretzel maledizione. Tutta la nostra società si fonda sul rispetto di questa semplice regola e non accetto che quel pezzente dell’interno 5b mi tratti così, è inconcepibile, è roba da bolscevichi è chiaro. Ci devono essere loro dietro con i loro soviet o come cazzo si chiamano, mi hanno fottuto i salatini solo perché da loro non ci sono! E cazzo, mica è un problema mio però, fate una petizione o parlatene a chi vi governa, il Comintern non ha una sezione apposita? Mi stupirebbe. Ahhhh sono nel bel mezzo di un casino internazionale, per cosa poi, dei salatini, fottuti salatini fragranti e salati che si sciolgono in bocca. Pfffff.

Tutti uguali quelli, tutti uguali gli uomini, tutti ti fottono, eh già. Ma rubare i salatini è ben oltre sia chiaro, vuol dire aver superato il limite. Inammissibile. No, non ci sto. No. Toh ecco delle cipolline sott’aceto, andranno bene, massì e poi chissenefrega. Certo che però così non le fanno più, voglio dire con tutta questa modernità, lo fanno ancora l’aceto come un tempo? Buono così? A me pare che tutto abbia lo stesso merdoso sapore, roba digitale e geneticamente modificata, mah cosa saranno mai poi. Roba da finocchi, ve lo dico io, non c’è da meravigliarsi di ciò che accade oggigiorno, no ve lo dico io se c’è un Dio, beh quel Dio è fottutamente incazzato; ah e io non voglio problemi eh, che nessuno mi rompa le palle che io non c’entro nulla: ho già fin troppi problemi a trovare i salatini. Ma guarda tu che faccia da stronzo ha quest..

«Beeene, ecco qui una cola bella fresca e delle cipolline, si fidi sono buone, come quelle di un tempo.»

«Certo, ne sono sicuro, ad ogni modo è lei il signor Serchowski vero?»

«.. mmm rrrr -………-»

«Sono il contabile Antonucci, dell’ufficio tasse. Vede signor Serchowski abbiamo ricalcolato i nostri tabulati e ..»

«Come si permette! Venire qui in casa mia e, e.. È inaudito! Perché invece non va fuori nel corridoio e se la prende col pelato del 5b che mi ha rubato i salatini, si è proprio così, mi ha deliberatamente sottratto una coppa di salatini, con i mini-pretzel; e lei hai il coraggio di venire qui e bersi la mia cola. Roba da folli. Siete d’accordo con i bolscevichi magari, o con i colombiani? Non mi dica che ci sono interessi taiwanesi, vero? Fate affari anche con quelle merde! Beh stia pur sicuro che io, Albert Serchowski non vi darò mai più un voto, vermi! Siete dei vermi e delle sanguisughe, sono davvero allibito, voi, il governo. Ahhhhhh dovevo aspettarmelo dopo quegli accordi con i sindacati. Rammolliti, ecco cosa siete diventati, dei debosciati, dei senza palle dei cazzo di mezze seghe, de….»

«Mi scusi signor Serchowski, mi ha male interpretato, volevo dirle che i nostri nuovi calcoli hanno evidenziato un nostro errore, lei ha un credito con il nostro paese signore. Le dobbiamo le nostre scuse e spero vivamente che questo assegno a quattro zeri possa mostrarle quanto siamo desolati. La ringrazio per le bibita, ma devo andare. È proprio come dice lei, il signore del 5b ha dei problemi con le tasse e devo andare a ricordarglielo.

Grazie ancora per la bibita rinfrescante, mi stia bene signor Serchowski.»

Beh dico io, mi pareva strano. Già cazzo, voglio dire non poteva essere no! Io non pagare le tasse, ma andiamo! Pffffff. Coglioni bolscevichi, ce la faremo vedere ancora alla prossima guerra stronzi rotti-in-culo. Aveva ragione mia madre, domani chiamerò qualche filippina per quei ripiani, anzi per tutta la cucina e forse anche tutta casa, chissene! Ecco. Che non si dica che poi son tirchio, non sia mai. Ehhhh giorni strani i nostri, giorni strani; farò comunque meglio a muovermi, il droghiere qua sotto chiude tra mezzora e mi è venuta una cazzo di voglia di salatini. Perché poi cazzo? Ah si quel pelato del 5b, quello stronzo figlio di una cagna. Grrruummm brutta gente questi evasori.

Pffffffff.

Questa folle storia e molte altre fanno parte della raccolta dedicata ad Albert Serchowski.
Scopri di più leggendo gli altri racconti!

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