Prosa

Mal d’Africa

5 agosto 2011

Tra i racconti di viaggio pubblicati sul blog leggi Mal d'Africa

Dicono che l’Africa ti lasci qualcosa di indelebile. Lo dico anche io, stordito ancora dal suo ruggito.

Lo scirocco che spogliava i tramonti dalle nuvole giallastre mentre lasciavo cadere la bicicletta per sedermi a terra ed osservare la terra arida rimangiarsi il sole, troppo grande per i due occhi soli di un bambino. Poi ridevo d’aria buona pulendomi le mani dalla sabbia mentre una corrente fresca portava a spasso l’odore di pane cotto sotto la sabbia. Lo sento ancora, l’odore di casa mia, degli archi bianchi sui quali m’appoggiavo, sporgendomi una volta alzato dal letto correndo fuori sperando di vedere le tartarughe fuori dalle tane con in mano una foglia di lattuga.

Sembrava tutto semplice come rotolarsi giù da una duna per metri e metri e svuotare i calzini. Un bambino non può sapere quanto sia grande il deserto, ma può immaginarlo. Per me il deserto era tutta quella sabbia che usciva dai miei calzini e sembrava immenso, più della mia ombra alta dieci metri che scalava le montagne gialle tutt’intorno, più delle spalle forti di mio padre sulle quali mi sedevo senza riuscire a vedere oltre l’orizzonte, perfino più smisurato del cielo che di notte lo sovrastava. Ero un puntino in una clessidra e prima o poi sarebbe giunto il tempo di salutare, portato via dallo scirocco oltre il mare senza riuscire a rivedere quella terra neppure nelle giornate terse.

Quel sorriso fa un po’ male, quella fitta allo stomaco che tutti chiamano mal d’Africa.

Spero davvero che ti sia piaciuto questo racconto, in fondo si tratta dei miei ricordi d’infanzia.
Se vuoi leggere qualche altro racconto di viaggio sono tutti qui.

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  • Spero di non essere inopportuno, e se così fosse chiedo scusa. Preciso inoltre di non avere preparazione letteraria. Ma questo è uno dei post che prediligo tra quelli che ho letto nelle diverse pagine (purtroppo ammetto non moltissimi, più che altro per una questione di tempo). Secondo me hai la capacità di rendere bene le sensazioni, come istantanee, ma delle volte ti lasci un po’ troppo andare e il risultato è criptico. Trovo che questo post sia più equilibrato rispetto ad altri.
    Hai mai pensato di scrivere un racconto completo? Con una storia, voglio dire (chiedo scusa qualora ci fosse già nel sito e io non l’ho notato). Magari dovendoti attenere a una trama ti troveresti automaticamente portato a dosare meglio l’aspetto narrativo e quello poetico.
    È una mia modesta opinione ad ogni modo, mi raccomando non prendertela.

    • Nessuno può essere inopportuno sulle mie pagine tranquillo. Le opinioni servono sempre anche se negative. Io non ne so molto di scrittura a livello teorico, nel senso non so quali siano le regole da seguire e credo che comunque stenterei a seguirle.
      Per me scrivere è lasciarmi trasportare da un fiume in piena, ma probabilmente per raggiungere uno step successivo ci vorrebbe un qualcosa di diverso.

      Ti ringrazio per il commento, l’ho davvero apprezzato e spero possa essermi utile.

  • Purtroppo ad un certo punto bisogna però acquisire un minimo controllo in quello che si fa, altrimenti anche se dotati di un grande talento si rischia di rimanere soli e incompresi. Buon lavoro, davvero.

  • Forse perchè il mio mal d’africa è ancora immaturo ma…. queste sono le mie righe preferite ,… !!!

    • È una sensazione strana… calda e e soffice.. ma di tanto in tanto punge e non puoi farci nulla..
      Grazie del commento Antonietta!

  • Ah… il mal d’africa.
    Me lo ricordo, il mal d’africa. Ma il mio è diverso dal tuo, credo dipenda dall’Africa che si vive.
    Il mio ha l’odore della salsedine di Essaouira, il sapore del miele e delle spezie, il colore del tramonto di una Marrakech che sembra in fiamme e il suono delle preghiere sparate a cannone dai minareti alle 6 della mattina…
    Lo adoro.

    • Beh la mia era “filtrata” dagli occhi un bambino che sognava e comprensibilmente poco poteva comprendere delle contraddizioni di un paese come la Libia di quegli anni. Lasciando da parte quello che è accaduto, quello che so è che quel paese come posso ricordarlo non esiste più, un po’ una metafora dell’infanzia che svanisce proprio sotto quella sabbia, al tramonto torrido mentre quel me prende pian piano sonno.

      Ok, è ufficiale, ora sono malinconico.

      • E che male ci sarebbe nell’essere malinconici? 😉

        • Che ho finito lo scotch, oppure è troppo presto per bere: non ricordo mai quale scusa uso con mia madre. 😉

          • Quanto lo odio lo scotch. Dopo una bevuta pazzesca sono passata alla tequila.
            Il sale e il limone mi fanno sentire meno in colpa…

          • La tequila mi annienta i ricordi, mi piace invece poter pensare il giorno dopo a quanto in basso posso cadere.

          • Serve appunto a questo: annientare i ricordi mentre la bevi…
            Per il dopo… non ne ricordi, quindi non ricordi di averci pensato e non ti senti peggio 🙂

            E intanto ti sto facendo un regalo, te lo manderò per messaggio privato alla pagina di facebook 😉

          • Chissà che sia una bottiglia di tequila?! 😉

          • Non lo è, va bene uguale? 🙂

          • Ovviamente!

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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