Istantanee, Prosa

Istantanea #4 – La Venere del quartiere rionale Sant’Arturo

14 dicembre 2012

La Venere del quartiere rionale Sant’Arturo è un racconto breve pubblicato su Il Tricheco Psichedelico

I fornelli giù in cucina sbuffavano fischiettando gas mentre l’odore di bruciato si spargeva nella casa; nel pentolone lo stufato di fagioli alla “Desperado” di Miko lentamente ed inesorabilmente si carbonizzava. Alzato il coperchio rosso, la bocca fece una smorfia alla sensazione di ribrezzo causata dalla vista di quella poltiglia nera dal denso odore di fumo; si trattava per di più del suo piatto forte, eppure lo avevo fallito. Senza contare che Sandra e Reginaldo sarebbero arrivati a breve. Avrebbero suonato il campanello commentandone sottovoce il ridicolo driin, si sarebbero puliti le suole delle scarpe sullo zerbino “Welcome to paradise” (in vendita da Tobia il casalingo a 7€ se chiedete lo sconto, informazione che a taluni potrebbe interessare) che stava appena sotto il portone, girando gli occhi a destra e sinistra controllando qua e là sarebbero entrati chiedendo il permesso e consegnando nelle mani dell’ospite una buona bottiglia di Amarone di Valpolicella superiore. Sarebbero forse passati un paio di minuti, non più, prima che i due si accorgessero del fumo che proveniva dal cucinotto e di quel frustrante odore di bruciato che se ne stava a mezz’aria: prima di poter realizzare che quel tanfo, quel maledetto odore di nulla era stata la loro cena, prima del trapasso.

Miko non poteva permettersi errori del genere, non poteva assistere alla propria personale sconfortante umiliazione e alla derisione suadente dipinta sui volti di Sandra e Reginaldo, per non parlare delle chiacchiere che in pochi giorni avrebbero fatto il giro del quartiere distruggendo la sua fama. Lei, che da 4 anni di seguito veniva eletta “Venere del quartiere rionale di Sant’Arturo” per le innumerevoli prove di capacità culinaria e organizzativa della vita della comunità. Lei, che mai aveva toppato un piatto o lasciato andar via un ospite scontento dal suo salotto ben ordinato e ricco di foto di famiglia. Lei, Miko.

Non poteva permetterselo.

Strinse i denti in una morsa irrigidendo la mandibola tutta, tanto che i nervi apparvero allo scoperto sulla sua candida pelle sfumata da una tinta pallida; con le mani perfettamente curate si sistemò i capelli dietro l’orecchio destro dove splendeva un brillante di alto valore. Si accese una sigaretta lunga e stretta lasciandovi sopra il segno delle sue labbra, ne assaporò due pieni respiri e poi la spense con fermezza. Si schiarì gli occhi, si sistemò il grembiule perfettamente stirato, tossì leggermente e sorridendo col lato sinistro della bocca si rimise al lavoro.

Non si dica mai che Miko, la Venere di Sant’Arturo per ben 4 anni di fila avesse lasciato a bocca asciutta i suoi ospiti.

Bando alle ciance, qui c’era una cena da preparare.

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Questo racconto fa parte della raccolta Istantanee, se ti è piaciuto potrebbe interessarti leggere anche le altre. Ne parlo proprio qui.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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