Istantanee, Prosa

Istantanea #9 – Agiofobia

11 febbraio 2016

Istantanea #9 - Agiofobia è un racconto creativo de 'Il tricheco psichedelico' che parla di paranoia e religione.Tutto questo appare come una gigantesca fiumana di gente ingorda che spinge e preme solamente per aver
un piccolo assaggio con le proprie mani. Del resto mi ci ritrovo dentro, invischiato e trascinato senza forze rimanenti; nonostante ne possa vedere l’uscita lontana, non riesco a svincolarmi da quest’abbraccio orgiastico che mi trattiene a sé. L’unica cosa che mi riesce di fare è guardare i loro volti tesi e folli, e non so dire quanto mi paiano sadici nello stritolarmi all’interno questo grande vortice.

Come automi muovono tutti le labbra a ritmo, come morti si agitano legnosi e blaterano maledizioni verso me e chi come me prova terrore di tutto ciò. Ognuno di loro lascia agitarsi la lingua ed il frenulo in quelle voragini aperte scavate sui loro volti, credo addirittura di vedere in ognuna di quelle caverne l’ugola vibrare e contorcersi come un verme tagliato a metà. Ognuno di loro agita in mano un santino che come un dono riceve scintille luminose di riflesso dalle catenine dorate appese ai loro colli unti e torvi. Ed è lì che sballottolano quelle croci, fra i seni impudichi delle signore eccitate e i peli dei maschi villosi; ed è lì che ogni Cristo se ne sta a saltellare spingendosi dritto verso il mio sguardo. Dritto proprio verso le mie più ignote paure.

Io con ogni singolo muscolo irrigidito dai crampi vado retro come un qualsiasi Satana, sbattendo contro altri folli demoni in preda a tutto il loro agitare quel foglietto che pronuncia maledizioni e sul quale in bella
mostra figura quel volto nero di Santa Rita. Inutile negarlo, esso mi si addentra nella mente.

Agiofobia. Agiofobia è il termine medico, esiste ed è viscerale. 

Non posso che vedere soltanto quel dannato velo nero ricoprirmi tutto e togliermi il respiro, lo sento perfino nel punto più profondo della mia gola. Un morso così accecante tanto che credo di svenire. ‘Io però non risorgo il terzo giorno’ profano incurante mentre loro mi sbattono con ancora più veemenza agitandomi il loro bla bla bla in faccia. Ad ogni particella di saliva che mi arriva sul volto sento come una benedizione che su di me non funziona, come se s’inceppasse e si sprecasse. Un gran quadro insomma, è un battesimo carnale, ne ho tutta la convinzione e per questo motivo cerco di dileguarmene ma sottovaluto che io sono dentro il corpo di questo enorme verme.
Quando finalmente intravedo un passaggio, cerco di infilarmici ma finisco con lo scontrarmi contro una signorona larga il doppio di me. Allora rimbalzo e come punizione vengo nuovamente inghiottito dal grosso verme, sempre più al centro, così sempre più dentro. Oramai senza quasi forze e volontà osservo i volti folli dei partecipanti a questo rito che lascio lontani quando, inghiottito, li vedo sfumare e sfocarsi come quando ti ritrovi per sbaglio a camminare all’indietro nel passato.

Poi accade che sento la mia schiena sbattere con forza, sento dritto nel mezzo della colonna vertebrale una frustata che mi taglia il respiro a fette. Con tutto quel frastuono mi tengo in piedi solamente aggrappando la mano a qualcosa di freddo che mi aiuta a tirarmi su e che, poi, mi trovo dritto stampato fra le palpebre. È un piede, il suo piede. Lei, quell’immensa Santa Rita mi sovrasta e mi fissa sorridendomi, dondolando sopra un carrettino di legno cigolante e malandato; ad ogni scossone qualche petalo di rosa plana fra i miei occhi scremati che fissano un dannato – sì, dannato – cuore aperto che la santa tiene in mano.
Nulla cambia perché ancora mi fissa con quelle acide pupille accuratamente disegnate mentre tiene il suo dannato cuore sul palmo della destra, lo stesso cuore, il mio questa volta, che si ferma come il respiro già tagliato a fette. Non mi resta che chiudere gli occhi, o provarci quantomeno, e girarmi già sapendo che una volta aperti troverò innanzi una schiera di folli Cristi sanguinanti che mi frusteranno le loro parole sulla pelle. Aprirò gli occhi incauto, già sapendo che ad ogni goccia di sangue che dalle loro fronti colerà sul mio volto, io tremante non avrò altra scelta che peccare.

Agiofobia. Agiofobia è il termine medico. Esiste ed è viscerale.

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Questo racconto fa parte della raccolta Istantanee, se ti è piaciuto potrebbe interessarti leggere anche le altre. Ne parlo proprio qui.

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