Prosa

Dissacrante Seoul (un pensiero vecchio un anno)

15 luglio 2013

Ricordo Seoul, quel vento che non c’era che smuoveva una folla, un universo intero che allora, un anno fa, tenevo sul polso della mano ed ora conservo tra i ricordi come un bimbo tiene da parte l’ultimo dolcetto. Vagavo ed ero svelto, euforico non dissimulavo il mio entusiasmo, apprezzavo, gioivo, assaporavo, avevo aperto la mia mente e come sempre venni sopraffatto; è pur normale, in fondo, se sei un omuncolo con una tracolla e gli occhiali da sole che riflettono una massa gigantesca che gli si sta per infrangere addosso: e boom!

Ricordo gli occhi che sbiadivano, i luccichii intorno e la mia anima che nuotava in bottiglie di soju, una sensazione che con la pace aveva forse poco a che fare ma le assomigliava parecchio; sventolavo banconote, ecchisenefrega, si fa un secondo giro. E poi un terzo. Un quarto. La notte andava conquistata, come una frontiera fino a svenire appoggiandosi all’asfalto che respirava anch’esso dopo l’afa cui era sottoposto. Avevo caldo, un caldo mai provato, ma mai in vita mia mi era capitato di respirare tanto. Poi all’ombra del mio orgoglio ho visto la corrente portarsi via quegli attimi, alzando un enorme polverone e tossendo a poco a poco mi son ritrovato qui, sorridendo intristito col sole che dopo un anno se ne sta ancora lì a prendersi beffa del mio sguardo cupo, volto al domani, al prossimo viaggio, a quel prossimo sorriso che pare voglia urlare felicità.

Per ora resto racchiuso abbracciando i miei incubi che mi stanno rendendo uomo, magari un uomo orrendo ma che almeno tenta di fregarsene di un destino che ci rende solo stupidi malinconici.

Potrebbe piacerti

Rimaniamo in contatto

Iscrivendoti al blog riceverai i nuovi post direttamente nella tua posta elettronica.

Qua la pinna! Grazie per la fiducia concessa al Tricheco.

Ehm, qualcosa è andato storto.

Send this to a friend