La sconvolgente banale vita di Spud Krasnapolsky, Prosa

Desert road

30 settembre 2012

Una decapottabile sfreccia senza che il sole riesca ad illuminarla. Il rosso della carrozzeria si infrange contro l’orizzonte opaco che fuma oltre ciò che si riesce ad intravedere.

Le mani sul volante sono le mie, con gli occhiali feticci addosso e ciuffi di capelli in giro per la fronte. No so dove andare ma so dove porterò i miei amici. Alla mia destra, sul sedile passeggero il mio fido coyote. Ha solo un sorriso appena pronunciato e sta muto accanto, so che prima o poi parlerà e dirà la verità. Noi faticheremo ad accettarla. Alle nostre spalle il tricheco, maglia da surfista e lattina di birra, a lui non importa dove si vada.

In suo onore sparo “Bad habit” nel mangiacassette e spingo sul pedale facendo volare sabbia tutt’intorno per seminare eventuali inseguitori. In questo mondo o sei preda o sei cacciatore ed io cercavo di capire chi cazzo fossi.

Il tricheco muoveva la testa a ritmo, apprezzava, in fondo avevo trovato il pezzo giusto e avrei trovato anche la direzione giusta.

 

Poi il coyote si girò verso di me e disse la sua verità:

“Abbiamo esagerato col peyote amico mio”.

 

Mi risvegliai e il divano mi sembrava fottutamente scomodo.

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