Prosa

Dialoghi da 50€ – Codardia

12 novembre 2017

Il racconto breve Dialoghi da 50€ - Codardia

– Cosa fai nella vita?

– Quello che fanno tutti, muoio lentamente.

Non è che mentissi, rispondevo ad una domanda precisa. Sono un corpo che marcisce giorno dopo giorno e che cammina, stancandosi sotto un cielo che sembra diventare sempre più grigio.

– Possibile che lo noti solo io? È evidente che non sia più l’azzurro di ieri, basterebbe osservarlo per notarlo.

Io penso che nessuno presti più attenzione a nulla, come un branco di codardi e poi, di punto in bianco, ci si ritrovi a seguire una linea dritta e bianca sul bordo di un baratro. È che non ci siamo abituati e allora piangiamo e preghiamo e troviamo perfino il coraggio di chiedere perdono per torti che per tutta la vita eravamo convinti di aver subito.

– La morte è una scusa per tutti. Non lo sopporto.

– Vorresti morire, allora? Dimmi.

– A chi dovrebbe importare, sentiamo.

Non ad uno come me, direi suppergiù di essere morto all’incirca 3 volte in questa vita e faccio fatica a trovare un motivo valido per dovermi auspicare eterno. Mi annoio, si sa. E impreco contro l’idea dell’eternità, questa illusione della perfezione che ci condiziona e ammazza il poco di libertà che teniamo ancora stretta fra le mani quando ci masturbiamo.

– Perché non dici mai quello che pensi?

– Lo hai già detto e credo tu lo sappia. Io lo penso, a me può bastare.

Nulla di più: sono un egocentrico col vizio dell’imperfezione, in bilico fra il fallimento e un cielo nero che gli sovrasta il capo. Divento scuro quando mi irradio. Una bomba nucleare. Sono una dannata bomba nucleare.

– Non vuoi ucciderti, allora. Cosa ti spinge allora a rimanere qui?

Mi tiro su sui braccioli e appoggio i gomiti dritti sulla scrivania. Sorrido.

– Codardia. Avrei potuto, infinte volte. Ma manco di spina dorsale. Non posso: ho troppe cose di cui scrivere, cose da osservare in silenzio, il mio egocentrismo, i dinosauri, sono belli i dinosauri, alcol da vomitare, cieli da schiacciare urlando in tangenziale, la fica quando una ragazza ti guarda nuda con lo sguardo perso a metà fra il peso dell’anima e il suo sussurrare che scorre sui seni infreddoliti e le cosce umide, i pianti da asciugare con le pezze che odorano d’acqua stantia, l’andare, lo scappare, tornare che mal mi riesce, sbagliare le combinazione emotive, sognare che ognuna sia la persona giusta, sognare che ognuna sia una brava persona, sognare, cazzo se sognare mi mancherebbe, toccarmi e scopare l’anima, farla sanguinare, farla venire sino a esplodere in liquido bianco e follia e scriverci una poesia di quanto io riesca a starci bene di tanto in tanto, il caffè e le macchie sui nostri volti che stupidamente chiamate sorrisi. Che banalità!

– Per te son buoni motivi?

– Sì, per morire lentamente come tutti. Sì.

Sorride.

– A mercoledì prossimo, come sempre.

Potrebbe piacerti

Rimaniamo in contatto

Iscrivendoti al blog riceverai i nuovi post direttamente nella tua posta elettronica.

Qua la pinna! Grazie per la fiducia concessa al Tricheco.

Ehm, qualcosa è andato storto.

Send this to a friend