Prosa

60 fiorini

13 ottobre 2017

'60 Fiorni' è un racconto di viaggio ambientato in UngheriaUn barbone mi fissa, ride e prova a darmi 60 fiorini.

– Eddai prendili, che sarà mai.

Ma non è che capisco. Perché? Allora sì che inizio pormi tutta una serie di domande.

Del tipo, perché un barbone puzzolente dovrebbe darmi dei soldi, perché quando mi viene duro poi diviene moscio, perché gli arcobaleni devono per forza crepare, dio santo. Ma una domanda del cazzo si insinua nella mia mente e mi tormenta. È il perché più grosso e enorme e minaccioso che riesco ad immaginare.

Certo eh che manchi, laddove proprio non potresti esserci più. E non intendo un esserci in luogo, un qui insomma, ma proprio un esistere.

Perché ho compreso che dove esisti tu potrebbe esserci lei, e anzi lo vorrei, lo preferirei,  mi sembrerebbe più giusto, etico, morale, sessuale, riflessivo e assertivo. In due parole proprio quello che voglio. Ma lei non lo sa. E tu neppure.

Qui l’unico a sapere sono io e me ne sto in silenzio sotto la luce calda del Parlamento di Budapest. È un silenzio luminoso ma pur sempre pieno di vuoto. E allora, e se fosse tanto semplice da annoiarmi già, e se volessi celarmi che lei potrebbe davvero esistere se avessi solo quel coraggio di spegnere tutte le luci del lungo Danubio e accendere le candele del mio coraggio. Eh già, certo è che lei manca.

Tuttavia non sono questo io. Io mi chiamo attesa.

Ci penso e rimango solo a pensare mentre il tanfo del barbone si allontana assieme alle sue monete, assieme a te, assieme a lei e a tutti i miei pensieri sotto le ombre illuminate del lungo fiume.

Lo so bene. Io son sempre mancato nei momenti giusti. Ma tu, amico mio, tu barbone maleodorante. Certo che già mi manchi.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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