Pensieri

E’ l’ora del caffè

15 novembre 2010

E’ l’ora di un bel caffè.

Ho sete di benzina ed un caffè è proprio quello che ci vuole, tanto fuori il mondo fa sempre schifo e non credo che oggi rinuncerà ai compromessi che lo opprimono, ma questo caffè, ecco questo caffè sarà la mia salvezza. Butto giù a gran sorsi e prendo a morsi la tazza, si la mangerò, tanto ci son cose che fan più male, questa sarà sopportabile.

Sono un marinaio in un oceano nero come ciò che so bevendo, come il mio umore, come il cielo, come la vita, come la morte, come le speranze, come i sogni, come gli ascensori che ti portano in paradiso, come i baratri dove sprofondo, come le mie unghie dopo che raccolgo a pezzi i miei occhi. Più che un esperto lupo di mare sono un naufrago, sbattuto qua e là dalle proprie paure e dai propri amplessi finti: la finzione è l’unica cosa a cui non dovrei pensare mentre affogo, ma lo faccio, questo momento passerà. Poi per fortuna allungo la mano e mi ricordo che quella tazza bollente che mi carezza con bruciature le mani è la mia ancora, nulla può salvarmi ma quest’ancora può prolungare una lenta agonia che ho scelto come futuro.

E’ bello dondolare nel nulla di un oceano di caffè, sarà che non c’è nulla di meglio da fare ma questa nauseabonda danza mi fa sorridere.

E non mi preoccupa quell’enorme massa d’acqua che sta per arrivare, che sta per travolgermi: io sono Spud il tricheco e di mestiere cavalco le onde dei miei insuccessi!

Poi riapro gli occhi ed il caffè è finito, lasciando il fondo della tazza macchiato quanto basta per farlo apparire vivo e non un misero pezzo di coccio. Mi son svegliato dal mio viaggio, da buon marinaio torno al porto, poso la tazza, mi tolgo quello stupido sorriso che mi ero concesso, apro la finestra invitando l’aria a sbattermi in faccia…

Ahhhh….

Caffè ed aria gelida: ora mi sento vivo.

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  • Giulia

    mi rendo conto di non saper nuotare e cerco un salavgente fatto di biscotto ma si bagna e cADO GIU RISUCCHIATA sommersa anche io…ritorno a galla…e mi dimeno .-.imparerò a nuotare stavolta però…

    • Io me lo mangerei quel biscotto e passerei il resto del tempo a godermi la fine, ma ognuno ha i propri vizi, i miei sono i dolci e l’odio per il salvagenti.

  • luca

    ho versato il caffé direttamente nel nero profondo che ho ritrovato nel mezzo del mio occhio – pensavo che l’alcool mi avrebbe fatto dimenticare troppo in fretta le desolazioni delle scariche elettriche nella mia mente – ora lecco il fondo rimasto in grani secchi … la mia tazza è andata in frantumi, mangio caffè in polvere … mangio caffé in polvere …

    • Il caffè contiene in sé il senso dell’eterno, nero come la morte e lungo come la vita, strano a dirsi ma il caffè è tutto, non versarlo negli occhi ma giù in gola, l’effetto sarà migliore.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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