Pensieri

Dove siam finiti?

22 ottobre 2011

Ti chiamo a gran voce, senza ricordare il tuo nome. Chissà poi se l’ho mai saputo il tuo nome, sei solo un piccolo demonio per me. Ci infuriavamo con le albe che tardavano, mentre alle spalle le case si spargevano tutte intorno senza infastidirci, tutto cambiava tranne noi piccole bocche dai denti che sapevano di malto, perfino l’asfalto ci rispettava, intimorito dalla nostra invincibilità e presunta immortalità, cosa sulla quale sto ancora lavorando per provarla, amico mio. Eravamo il nulla che sbiancava nei pensieri di tutti, incompresi e senza una via di fuga se non nella follia pura nella quale ci rifugiavamo, nominando concetti che più delle volte non riuscivamo a comprendere ma che all’orecchio sembravano così caldi da permetterci il lusso di sognare, ancora, dopo molte notti stupidamente vergini. E tu parlavi di Celine e di quella ragazza vestita di azzurro che ti fece sentire per la prima volta il suono del mare nella sua conchiglia, più che un mare un oceano ripetevi. E lo sbattere degli occhi che anneriva i suoi capelli chiari mentre ne parlavo stesi sul tetto dei vicini, sporchi di crostata di ciliegie sapendo di aver conquistato quel po’ di felicità sadica che ci sarebbe bastata per tutta l’adolescenza e forse per buona parte della vita. Ci siamo persi salutandoci, sapendo cosa stava succedendo, l’amaro di un addio che sputavamo fuori.

E son rimasto solo a chiamare te, senza sapere il tuo nome maledetto.Te, maledetto dio del nulla, soccorri uno dei tuoi imitatori, porta qui una tazza di caffè e dei fogli bianchi che ne ho finiti.

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