Pensieri

20 gennaio 2016

Le parole sono di chi le scrive, mai di chi le legge. Non è questione di proprietà, non di legalità né di moralità, ma di esistenza. Questa poesia è mia perché è rappresentazione di me, è la mia anima a parlare, sono i miei occhi ad osservare. Questa poesia è me. Pertanto merita un nome e cognome alla sua fine, merita in un certo modo rispetto come una persona stessa. Merita la sua identità.

Detto questo considero questa come una delle cose migliori che abbia mai scritto e considero ognuna delle parole messe in rima ancora più vere di prima. Anche oggi, con orgoglio le direi ancora. Ma, appunto, con il mio nome e cognome, perché le poesie sono di chi le scrive e mai di chi le legge.

Leggi pure questa poesia, allora: “Tu vali

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