Io, me e l'eros, Pensieri

Una domenica inutile e piovosa

17 ottobre 2010

E’ un’inutile e piovosa domenica. L’acqua viene pisciata giù con forza allagando le poche voglie di vita che dentro tengo conservate, mi siedo sulla poltrona a fissare il balbettare delle gocce sul balcone, mi lascio coccolare da una candela che spande un soffice colore per tutta la stanza, mi lascio proteggere dai muri, questa stanza sta conoscendo quello spettacolo della natura che viene comunemente chiamato solitudine, il bacio tra un’anima ed il nulla.

Una delle poche cose che amo è proprio la solitudine, ascoltare i miei respiri e sentirne l’aria che sfiora le dita mentre accarezzano i baffi, un soffio caldo, dono di un’anima che appare di giorno in giorno sempre più gelida, stanca, stufa, chiusa come le tende che ho appena tirato voltando le spalle alle persone e ai loro tetti che vedo dalla finestra.

Queste giornate servono ad assaggiarsi un po’, vedere che sapore hanno i propri pensieri, saziarsi di sé stessi. Decido di ascoltarmi. Solitamente butterei fuori pensieri taglienti come lame per tagliuzzare la nullità che mi circonda in piccole briciole da dare in pasto alle mie dita, mentre oggi ascolto le carezze che pacate mi dondolano in testa, sono feticci avvolti nel velluto per farmi venire in una calda ed umida asciugamano.

Sentirmi solo è come far sesso con me stesso.

Masturbo la mia mente accarezzando i miei pensieri e corteggio le emozioni in una danza di oblio e mielosità.

In questa situazione non posso sbagliar nulla, non posso infrangere sogni, non posso versare il vino sulla tovaglia, non posso sbucciarmi il ginocchio, non posso stancarmi di me e non posso , non volendo, non poter volere ciò.

Come mi dona la solitudine, come un bel vestito da cerimonia mentre celebro la piccola vittoria che oggi mi sono regalato, un dono fragile e malinconico, proprio come l’acqua che fuori continua a sbattere sul balcone.

Vorrei una foto, solo una. Meglio sarebbe un ritratto, una bozza, uno schizzo, solo per ricordarmi domani di questo momento che assaporo accarezzandomi i piedi graffiandoli per scalfirci i miei tocchi, li consolo dei pochi passi che oggi li verranno concessi, li riscaldo con la consapevolezza che domani dovranno di nuovo affrontare il mondo.

Era una domenica inutile e piovosa, ora è come attraversare le nuvole volando e così rimarrà fin quando non avrò tirato la tenda ed aperto la finestra.

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