Io, me e l'eros, Versi

Panico

23 settembre 2010

Odio fare il morto a galla

e sentire le onde sbattermi i fianchi

contro le scogliere del mio infedele animo.

Urto contro le cartoline di paesaggi

che da bambino spedivo a volti ora sconosciuti

e fotografo i lamenti di ricordi

che sbiadiscono nelle mie tasche

con un francobollo destinazione un po’ più in là.

Io ti chiamo panico,

amplesso tra calma e agitazione.

Crudele per farti chiamare giusto,

mi calpesti le nocche e mi blocchi gli impulsi

da non farmi alzar la tavoletta per pisciare.

Mi fai odorare di me

e sotterri nei cassetti delle mie paure

il mio fegato ed i miei baffi.

Vinciamo insieme,

noi che abbiamo coraggio dell’aver paura.

Panicami anche domani

che mi sentirò ancora una volta un uomo.

Solo così. Soltanto così.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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