Io, me e l'eros, Pensieri

Malinconia

25 settembre 2010

Il cuore va troppo in fretta per me. Correva più dell’autobus dove cercavo rifugio dalle ipocondriache immagini che dentro tenevo annidate da qualche giorno. I battiti fuggivano e mi hanno lasciato dietro a farmi divorare i reni da mastodontici denti aguzzi ricoverati in bocche altrettanto grandi, anche oggi vorrei gridare “passo” ma le insegne dei negozi disegnano turbini luccicanti che minacciano l’ugola che inghiottii alla nascita.

Faccio perciò fagotto della realtà e la mando a passeggio da sola, mentre mi incappuccio la mente in preservativi male usati, mi siedo sui tetti bucati che lasciano cadere la pioggia sul mio naso tanto per non dimenticare che son qui nei pensieri solo di passaggio e aspetto la gioia di una lacrima da bollire per mangiarmi la pasta. Che però non arriva. Questa lacrima non arriva mai, non arriva più, sarà chiusa in qualche prigione degli archivi statali a marcire pensando al mio volto secco, come la pianta che tengo sul balcone.

{Mi ricordo quando ho smesso di darle acqua, lo stesso giorno che ho smesso di berla io, ci siamo addormentati insieme io e lei, nutriti solamente dalla morte che ci appare di mese in mese più vicina ed anche maledettamente più buona, sempre di più.}

Coi miei pensieri non parlo più, li ascolto e poi faccio fatica a scriverli sulla mia pelle.

Con gli esseri umani non parlo più, li ascolto e faccio fatica a bermi gli occhi loro.

Con me stesso non parlo più, mi ascolto solo per Natale e faccio fatica a volermi bene.

Sarà la luce che pian piano acceca il tramonto che il balcone mi ha venduto, sarà che ho il frigo vuoto e la vescica piena, sarà che spero di poter sperare di nuovo domani mattina, ad ogni modo do la colpa alle nuvole grigie che scappano senza di me, son loro a rendermi malinconico e mi inviano messaggi sul cellulare con scritto su:

Malinconia.

E’ come avere i calzini bucati e nasconderli negli scarponi.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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