Ero un ragazzo, ora solo queste poche righe

Questa volta non mi nasconderò dietro il tricheco psichedelico, né mentirò parlando del coyote e neppure nominerò Spud Krasnapolsky. No, qui si tratta di me, di quello vero ma allo stesso tempo il più finto, il più bugiardo e meschino, nascosto di spalle sull’ultima pagina della propria Moleskine: solo una piccola firma in basso a destra, ma così mi basta.

Sono solo un ragazzo, piuttosto giovane da potersi permettere di persistere in un limbo tra ciò che dovrebbe e ciò che vorrebbe, un lusso del quale lo ammetto, un po’ mi vergogno.

Ho gli occhi che parlano, si dice di me, sarà per questo che col tempo ho smesso gradualmente di aprire bocca, ora preferisco osservare, cosa nella quale sono abile oppure scrivere macchiando fogli che ormai uso come cuscini: vivo scrivendo oppure scrivo vivendo e a volte forse mi sembra non riesca a fare nessuna delle due.

Confesso di non aver avuto mai un sogno nel cassetto, ho avuto solo armadi pieni di pensieri che prendevano vita davanti quegli stessi occhi cupi, ho due o forse tre vite ed ora fatico a capire in quale mi trovo realmente, come se poi della realtà mi importasse qualcosa. Senza l’oniricità non sarei nulla. Senza la psichedelia sarei zero. Senza la mia mente sarei banale.

Ma tralasciando la mia mente dovrei rispondere alla domanda chi sono io, quantomeno sarebbe una cosa dovuta. Bene, posso dire per esclusione cosa non sono e di conseguenza comprendere cosa mi sarebbe piaciuto essere ed ora mi trovo solo con un falò di parole perché un giorno vorrei essere uno scrittore e quel giorno non è segnato sul calendario. Ma in fondo non sono mai riuscito ad essere molte cose, neppure un buon essere umano, così credo. E sapete perché? Perché ci sguazzo nella fallire, mi diverte la palude in cui mi pianto, non ambisco a nulla davvero e non credo a nulla se non alle mia fandonie, gioco al ribasso, amo il purgatorio e rido quando non dovrei.

 

Sarà per questo che mi rifugio nella mia anima, il coyote che di notte venne a svegliarmi anni fa o mi travesto da Spud oppure mi lascio trasportare dallo spirito del tricheco psichedelico: perché sto cercando di farla finita con la vita, per me è solo una finzione in più.

 

Una volta ero un ragazzo, ora son solo queste poche righe.

Mi rimangono solo gli occhi cupi, loro non moriranno mai.

 

 

Io sono solo Francesco Trocchia, ossia Spud, oppure il coyote o il tricheco psichedelico.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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