Io, me e l'eros, Pensieri

Bevo troppo caffè per scrivere

5 settembre 2011

“Dopo tutti questi anni sono ancora qui, seduto su di un maledetto scivolo a fissare le stelle che non mi trasmettono nulla.”

Così iniziava uno dei miei trecentosessantaquattro libri che ho iniziato a scrivere e dopo tre o quattro pagine abbandonato, senza remore, senza aver commesso peccato, senza dovermi poi svegliare con l’alito di merda e sentirli chiamarmi a loro. Cosa volete da me, spettri? Lasciatemi in pace, io vi ho solamente creato a metà, non volevo sentirmi Dio! Lasciatemi in pace e scovatevi il vostro maledetto finale! Non ci sono capace io, l’ho sempre detto di non essere tagliato per la scrittura.

Bevo troppo caffè per scrivere.

Respiro troppo frequentemente per scrivere.

Scrivo troppo per scrivere.

Ho scatole piene di cose a metà, di sogni mal riusciti e quadri con poche pennellate storte ed irascibili, con tele squarciate dal loro disgusto per la mia incapacità. Non ho mai finito un blocco di post-it e neppure rosicchiato una matita se non per perdere tempo. Eppure mi sveglio presto al mattino e davanti una tazza calda mi prometto sempre grandi cose, imprese eroiche, tenere per le palle la vita. Poi muoio. Come se non mi bruciasse poi molto dentro. E perdo il sapore dei miei giorni, mi sanguina la testa che mi scoppia e tutto è un ieri. Chissà perché poi mi risveglio l’indomani a bere caffè e non saper voler scrivere.

Buongiorno professore, voglio la sua inutile laurea.

Buongiorno studente, eccole la sua pallida vita indietro.

Dieci anni fa sarebbero stati dieci anni fa, ma avrei avuto il cazzo duro e stelle dorate sul petto, e con gli occhi neri che splendono di catrame avrei fatto mia questa vita, salendo le scale senza affaticarmi.

Se sentite qualcuno dire che non meriti i miei dieci anni fa, annuite, perché ha ragione.

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Ehm, qualcosa è andato storto.

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